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Colognola ai Colli - Approvato all'unanimità il bilancio della Cantina di Colognola ai Colli nonostante un fatturato in calo del 13% rispetto all'esercizio precedente. Causa della flessione la diminuzione dei prezzi e la minore quantità di vino venduto, dati che però si allineano alle previsioni in questo periodo colpito dalla crisi.
Il fatturato di 29.662.000 euro ha permesso di liquidare ai 1.044 soci 22 milioni di euro, a fronte di un positivo volume dei conferimenti quantificati in 525.000 quintali di uve, di cui il 37% doc, 30% igt e 30% da tavola, per un incremento del 4% rispetto all'annata precedente.
Non destano particolare preoccupazione le rimanenze di magazzino, in quantità superiore all'anno scorso, che però risultano per la maggior parte vendute, in rispetto degli impegni contrattuali già sottoscritti con i clienti.
Completato inoltre l'impianto di appassimento delle uve per un costo complessivo, tra terreni, fabbricati e attrezzature specifiche, di 2 milioni e 700mila euro.
Il patrimonio netto della cantina è passato dai 10,6 milioni di euro del 2007-2008 ai 16 milioni del 2008-2009, in seguito a un aumento di capitale sociale e alla rivalutazione dei terreni aziendali. Infine, è stata ottenuta la certificazione volontaria di processo BRC, che stabilisce standard igienici e qualitativi negli impianti di produzione agroalimentare.
"Il calo di fatturato registrato è stato causato dal minore valore dei vini e dalla minore quantità venduta - specifica Giancarlo Lechthaler, direttore generale di Cantina di Colognola ai Colli -. Più penalizzati i rossi da tavola e gli igt, che hanno perso tra agosto 2008 e luglio 2009 fino al 25% del loro valore. Eccezione fatta per i valpolicella, con i ripassi e i superiori, e per il prosecco, che ha confermato i prezzi dell'anno scorso e ha mantenuto un export positivo con gli spumanti". Tra i bianchi, che in media hanno perso il 10-15% del valore, il soave ha tenuto mediamente il prezzo, però ha perso importanti quote di mercato, mentre è calato di poco il pinot grigio.
"E' stato un annus horribilis per l'agricoltura tutta, quindi l'esercizio concluso è rimasto in linea con le aspettative - sottolinea Lechthaler -. Nota positiva è che il vino si continua a vendere, nonostante la crisi non calano i consumi e cresce soprattutto l'uso domestico, rispetto alla ristorazione. E nonostante il mercato abbia portato mediamente tutto al ribasso, continuiamo a investire nel rapporto qualità-prezzo: abbiamo rinnovato 300 ettari di vigneto, su 2400 coltivati, prediligendo il pinot grigio, il valpolicella e il prosecco, e favorendo così la meccanizzazione, in modo da contenere i costi di produzione".
Approvato anche il primo bilancio del consorzio di secondo grado Collis Veneto Wine Group, in cui sono state conferite dal 1 agosto 2009 le strutture produttive di trasformazione di Cantina di Colognola e di Colli Berici. Ma per avere i dati complessivi di gestione si dovrà attendere l'anno prossimo, quando Collis sarà responsabile di tutta l'attività aziendale del gruppo.
Quello chiuso al 31 luglio è quindi un bilancio parziale, che raggiungerà la pienezza dei numeri alla fine dell'esercizio 2009/2010, ma che comunque evidenzia un fatturato d'esercizio pari a 33.318.000 euro, e una liquidazione ai soci di 32.807.000 euro per i conferimenti della varie tipologie di vino.
Il patrimonio aziendale netto, inizialmente costituito dai soci cooperatori, ha avuto un incremento grazie all'ingresso del socio finanziatore Banco Popolare di Verona, raggiungendo un ammontare complessivo di 771.520 euro.
"La struttura di Collis ha messo insieme la capacità di produrre qualità e quantità a costi contenuti - conclude Lechthaler, che ricopre l'incarico di direttore generale anche in Collis -. E grazie alle vendite attraverso le società partecipate siamo attrezzati per reggere alle avversità del mercato, confidando che a breve ci sia un'inversione di tendenza".
Per informazioni:
Ufficio stampa Collis - Veneto Wine Group
Fabiana Bussola
Email: ufficiostampa@collisgroup.it